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Riprendo fresca fresca una notizia che comparirà su The Alchemist, un gazzettino d’informazione scientifica. Il titolo del pezzo, di per sé esauriente, è How to out-gecko the gecko; letteralmente, Come tirar fuori il geco dal geco. Vi traduco in anteprima il riassunto, di cui troverete la versione inglese sul numero del 14 ottobre.

La corsa per trovare un materiale “adesivo” come le zampe di un geco potrebbe finir presto, perché l’ultimo numero di Science riporta la realizzazione simultanea, in quattro centri statunitensi, di materiali più tenaci e più pratici. Gli scienziati sono stati a lungo attratti dalla capacità dei gechi di scorrazzare sui muri e di restare attaccati ai soffitti con le loro zampette. Questi animaletti debbono la loro strabiliante capacità alla presenza, nelle zampette, di minuscoli ed elastici pelucchi ramificati, grazie ai quali è possibile sfruttare forze attrattive sulla scala atomica per reggersi alle superfici e sopportare carichi sorprendentemente pesanti. Ora, i ricercatori hanno escogitato un modo per imitare la pelosità delle zampe dei gechi usando sostanze polimeriche o nanotubi di carbonio. Il nuovo materiale, a confronto con quello messo a punto in precedenza, regge pesi tre volte più grandi ed ha un potere adesivo dieci volte maggiore di quello della zampa di un geco.

I primi eclatanti risultati di queste ricerche sono stati pubblicati nel 2000 su Nature. Un gruppo di studiosi, tra i quali anche ricercatori dell’Università di Berkeley in California, dimostrò che, contrariamente alle credenze comuni, le zampe dei gechi non posseggono minuscole ventose, né secernono sostanze adesive, bensì sono dotate di una miriade di pelucchi di dimensioni molecolari. Questi pelucchi sono in grado di ‘infilarsi’ fin dentro le più microscopiche rugosità delle superfici, instaurando con esse deboli forze attrattive, dette forze di van der Waals. Le forze di van der Waals, insieme con altre forze, dette forze di dispersione o di London, sono attive alle piccolissime distanze tipiche degli atomi o delle molecole e sono causate dal fatto che gli elettroni, nel loro rapido spostarsi all’interno di questi costituenti fondamentali del mondo macroscopico, producono distribuzioni non omogenee di cariche elettriche. E’ a queste disomogeneità di carica che sono da ascriversi, in definitiva, le forze di attrazione. La forza sia col geco, allora!

Delle forze di van der Waals, a Berkeley, dove ho vissuto per quasi un anno, discussi aspramente con un insigne scienziato, che dubitava della loro reale efficacia. Ma era il 1996, e questa è un’altra storia.

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