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Due strade recano alla vetta.
L’una scolpita tenta il guardo
seguendo l’inviluppo delle case
a lave distratte nel seno della terra.
L’altra s’inclina alla ginestra
come rompendo l’erta del Poeta
tra scricchi sordi basalti frusci,

avvolge alfine lapillo la salita.
Ci si rovescia, il mondo, in vetta,
pur non affonda nel sangue della terra.
Una fumana svapora in merletti.
E noi stranieri ostaggi stiamo
d’un tictac pulsante dalla ripa.

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