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Ci sono due strade per giungere in vetta. L’una procede da Ercolano, città degli scavi (Bondi, che ha il palato buono, preferisce quelli più famosi, e più ricchi, di Pompei; ma questi, credetemi, sono per gli intenditori) e del MAV, scandita, nel suo tratto iniziale, poco oltre gli ultimi agglomerati di case di San Vito, da queste icone della modernità. Poi, passato l’Osservatorio, s’inerpica fin quasi al cratere, da raggiungere a piedi. L’altra sale, anch’essa appendendosi all’erta del vulcano, lungo il versante delle ginestre di Leopardi. Ebbi la ventura di percorrerla in automobile poco prima del terremoto del 1980, quand’era ancora aperta al traffico, e l’ho ripercorsa a piedi, gustandola appieno, il primo gennaio di quest’anno. E’ la storica strada Matrone, ove s’imbocca il Parco, preceduta dal breve e ancora carrozzabile preludio di via Cifelli. Quest’ultima si diparte, quasi ad angolo retto, dalla via Panoramica, che attraversa i territori di Boscotrecase, Trecase, Boscoreale, e che è chiamata così, presumo (nomina sunt consequentia rerum), perché lungh’essa si stendono i primi assaggi del panorama di cui godremo dall’alto. Bisogna sapere bene come arrivarci, magari è saggio servirsi di un navigatore satellitare, anche se si capisce subito che siamo in provincia di Napoli, e basterebbe farsi guidare dal viale di munnezza.

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