wordpress visitors

Iersera Francesca mi chiede Che fare? Intorno a questa domanda, sulla quale per fortuna anche altri (cito a caso) si interrogano, mi arrovello da quasi quarant’anni. Ma, forse perché soluzione non ho trovato, è da ieri che avverto ancora di più la gravità dell’impegno. Una domanda complessa, alla quale uno che ha lavorato un’intera vita all’ombra del dubbio sa di non poter dare risposte nette. Appunto, non so Che fare. Eppure, una strada, magari naif, ci deve pur essere da tracciare! Dunque, parto dai mai sopiti ardori anarcheggianti della gioventù, che ho vissuto e che spero sia l’abbrivio per campare lucido ancora a lungo. Riaccendono in me i toni sprezzanti di Caproni. Se vorrete, potrete leggerne qualche riga più in là. Caproni, sì, certo, lo condivido appieno. In primis, dobbiamo liberarci dei politici. Non di questi, per sostituirli con altri. Dobbiamo buttarli a mare tutti (lo dico in senso figurato, non si sa mai, qualcuno che legge, poco domestico col mio italiano fatto di un alternarsi di serio e faceto, potrebbe prendermi alla lettera. Non penso mica di sparare a Brunetta…). Mondarci della peste dei nostri tempi, con tutto l’armamentario di economisti, giornalisti, guitti, tronisti, vallette, veline, cretine, costanzosciò e pure defilippi, sindacalisti, clienti, nipoti, parenti, mezzi e interi busti, quelli che il potere logora chi non ce l’ha, corporazioni, insigni giuristi che dànno loro le pezze d’appoggio per farci digerire l’indigeribile, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona, mafia, quelli che il calcio è l’oppio dei popoli, i loro distinguo, i loro sorrisi ammiccanti, i loro saggi suggerimenti, porta a porta, ballarò, anno zero, l’infedele, matrix, e la pletora di realitysciò pseudo-orwelliani. E via di seguito sciorinando il vocabolario. Fuori dai piedi questi sordidi untori, tabula rasa di questa genìa di sfruttatori. Ma non basta. In secundis, per essere propositivo, suggerirei un governo provvisorio fatto da gente che si potrebbe incontrare per strada, e non solo sui palcoscenici dello Show. Gente che conosca bene il proprio lavoro e che potrebbe dedicarsi, disinteressatamente, al bene della nazione. Un ricercatore al governo dell’Università (scusate, ancora non riesco a scriverlo con la minuscola) e della ricerca scientifica, un Maestro (è di Maestri che abbiamo bisogno, non di insegnanti) alla Pubblica Istruzione, uno che sappia far di conto alle Finanze, un medico (ho detto un medico, non un papavero) alla Sanità, un (ex) giudice alla Giustizia, un investigatore all’Interno, e così via discorrendo. Persone comuni per cose serie. Un interim di tecnici, se volessimo adoperare il politichese. Un interim minimalista in attesa dei giovani, quelli che ancora sono nelle nostre case, e non sanno quello che accade. Ma non educati alle coccole, come oggi forse troppo spesso accade. Penso a giovani cresciuti nella consapevolezza che sarà loro responsabilità il buon governo della nostra società. Ecco, Francesca, credo che questo dobbiamo e possiamo fare. Metterci nell’ottica del nuovo, magari inventarcelo, purché sia nuovo. Se è poco, bene. Ci sarà qualcuno che ha una soluzione migliore della mia. Se è tanto, scusami. Sai, sono un inguaribile utopista…