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Se non fosse per questa massicciata e queste traversine di legno imbrunite, che ritmicamente su di essa si appoggiano, avrei stentato a capire che le due travi di ferro prolungate apparentemente all’infinito non sono un monumento post-moderno dedicato al matematico Euclide, davanti al quale l’incantato Bondi possa dichiarare non capisco, bensì un reperto di archeologia industriale, una ferrovia a singolo binario, che si protende da poco oltre Reggio Calabria, l’alpha, fino a Taranto, l’omega. Allo sferragliare delle carrozze, si può contemplare la moderna caligine delle motrici a gasolio sbuffare nell’aria come un tempo faceva il vapore di vetuste locomotive. Per chi non lo sapesse, la ferrovia che ambirebbe a collegare (absit iniuria verbis) le tre regioni italiane distese sulle spiagge dello Ionio, una Calabria-Puglia via Basilicata, è senza linea elettrica, tranne che da Reggio a Mèlito Porto Salvo (un doppio binario lungo 30 km, la cui prodigiosa tecnologia è vanto delle Ferrovie italiane, avendo il suo completamento richiesto un quarto di secolo, dal 1983 al 2007 (poco più di un chilometro all’anno attraversando tangentopoli), e da Taranto a Sibari. Su questa linea non elettrificata, lunga 321 km, non ho mai visto passare un treno merci. Si notano, invece, costretti entro le corsie troppo spesso insufficienti della Strada Statale 106 – Jonica, che si stringono e si allargano a sorpresa, talora minacciando d’intrecciarsi con la ferrovia, serpeggiare pericolosamente autotreni. Dunque, c’è chi ha interesse a far correre le merci – mi dico – su questa costa dove l’unica cosa sancita sembra essere l’assenza ferale dello stato! Chi dalla Sicilia approdi all’Italia attraverso il ponte sullo Stretto, pensando che si possa, da lì, percorrere un’autostrada verso l’Adriatico, sappia che troverà invece la linfa vitale dei trasporti calabresi, una strada controllata dalla morte, e, lungh’essa, una ferrovia a singolo binario senza linea elettrica, le quali entrambe giacciono adiacenti all’unica lunga spiaggia che è la costa ionica, aspettando i registi dei grandi appalti pubblici da qualche anno dopo l’Unità d’Italia. Ma lo dico sottovoce, per non attirare troppo la loro attenzione…