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Forse ho già visto scene come questa. Forse nei vicoli di Napoli. Forse un giorno a via Pessina, in prossimità della centralissima piazza Dante. Forse una donna dall’accento straniero fu trascinata giù per le scale che danno in vico Luperano, aggrappata alla sua borsetta. Forse ho evitato, nonostante un amico mi dicesse di star fermo e zitto, che altre donne dei vicoli di Napoli subissero la stessa sorte, per avere malauguratamente appeso ad un appiglio del carrozzino la loro borsa. Forse… Forse ho dimenticato qualcosa… A Napoli, di solito, questi malfattori non sono in divisa. Agiscono in borghese. Forse sono confuso, sono cieco, non distinguo bene… Forse è perché da piccolo anch’io sono stato inseguito da tutori dell’ordine in divisa che mi portarono via, sotto gli occhi di mia madre, il mio oggetto transizionale di allora, un pallone, perché disturbavo la quiete di qualcuno (di chi?) nei giardini pubblici. Forse fu allora che provai per la prima volta cosa fosse, fisicamente, la paura. Forse è per questa ragione che, quando vedo scene come questa, non riesco a distinguere abiti e divise, e un brivido mi corre giù per la schiena, e mi affiora, dal profondo, un senso di ribellione. Forse…