wordpress visitors

Nella mia breve vita accademica è anche accaduto che riuscissi a pubblicare su Nature. Gli addetti ai lavori sanno quanto questa sia una meta ambita per chi si occupi di ricerca scientifica. Anche se lo scritto non attiene alla scienza in senso stretto, vale a mio avviso la pena di raccontarne l’antefatto. L’idea fu il risultato di una notte semi-insonne, agitata dai fantasmi di referees che, pur non trovando niente da ridire sui contenuti di un articolo scientifico, tuttavia sentivano che esso non doveva essere pubblicato. Essa piacque tanto al mio supervisor che egli ne trasse, nel suo inglese napoletano, un papiello di tre pagine, la cui forza, a suo dire, sarebbe stata accresciuta da un elenco interminabile di firme di insigni accademici. In sostanza, una vita non sarebbe bastata a pubblicarlo. Liquidai rapidamente la necessità della raccolta di firme e andai giù duro di punta e di taglio sulla stesura del supervisor. La lettera andò in porto senza patemi. Forse fu in quel frangente che cominciai a pensare che in futuro avrei fatto meglio a muovermi in indipendenza… Una scelta che, ora lo so, avrebbe avuto un prezzo da pagare.