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A Claremont gli afrori del piano
menano intensi alla tua porta
per la bella del numero sette
l’elegante signora antiamericana
che alla finestra nella nebbia al mattino
s’affaccia su Ashby agitando la mano.
Carolyn, chiedile tu cosa tentava
allor che incerta la nostra vicenda
si dipanava in un milione di strade.
‘Niente’ ti direbbe ‘niente anelavo
vinta da quell’elastico andirivieni,
se non il silenzio dentro un ascensore,
fuggire sussurri, fantasmi del passato,
e nella nebbia presso un selvaggio spino
guidarlo con gli occhi al canto delle sirene.
E mentre a Shattuck s’avvicinava l’ora
erano per noi i tamburi di Anaheim
e a Stinson Beach il salino fragore
e a Pahrump il silenzio del Mojave.
Ma ero stanca e non vedevo l’ora
che s’inebriasse dei sapori di casa
la ghiandaia di Muir Woods.
Adesso è tardi; c’è giusto il tempo
che vagamente sul suo cuscino
fioco smarrisca l’inquieto segno di noi.
E’ ora ch’egli segua la sua strada
e vada dove non siamo mai stati.’
Carolyn, nei luoghi che non conosco,
dille che ci son già stato con lei.