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Dell’umore degli aliti si opacò
il diaframma di vetro.
Ma non s’infranse dei miei compagni
il garrulo viaggiare.
Tu, che al di là correvi,
fosti, come sempre, inosservata.
Io, agognando la quiete,
fui trascinato fuori
ad inseguirti nella campagna
violando l’erta del monte.
Ti abbandonasti preda senza scampo
dove una piazza si apre sul passato
(ed era privo d’ansiti il corpo
pigro d’anni e di sopiti ardori).
Forse mai non volesti fuggirmi
tanto da sfuggirmi;
solo quel poco che mi illuse
di conquistarti preda insospettata.
E mi inoltrai nel viaggio,
quel poco che rimane
prima dell’ultima fermata,
oltre il diaframma di vetro,
che mai si terge
sopra il verde del mare.