wordpress visitors

Sono di troppo, lì danno fastidio,
lungo le strade, ora rei d’aver messo
radici, d’aver mescolato resina
e lava, filari d’ombra in eccesso.
E via, si proceda, vengan tagliati,
abbattuti, fatti a pezzi, stroncati,

– lungo antichi tratturi un eccidio –
gl’incolpevoli pini inchiodati
ora vanno immolati al progresso,
– nessuno spazio per esso si lesina –
che abbia l’asfalto lo spazio promesso.

Annunci

wordpress visitors

Non è il vuoto dentro al recipiente,
la scatola irreale che noi chiamiamo
cosmo, però d’ogni sostanza spoglia,
ossia non contenente corpo o quanto.
Neppure il nulla è dunque inesistente,
se c’è un involucro, se c’è un pensiero,

che pur teorizzi in schemi newtoniani
ciò che ci sembra definire il niente.
Piuttosto il nulla è assenza d’ogni spoglia,
d’ogni qualcosa prodotto dalla mente,
d’ogni retaggio fisico del mondo.
Pure il pensiero stesso, inesistente.


wordpress visitors

Al margine dei faggi si fa sosta:
il cosmo qui sprofonda nell’abisso,
una lancia, uno squarcio in verticale,
nella già rossa selva una ferita.
Di là dal precipizio della costa,
in cima all’erta d’un’aspra risalita,
stanno le dolomiti e un crocifisso,

dove s’innerva il dorso alla penisola,
protesa dentro a un mare di sirene.
Ma dal restare l’ora ci trattiene
in questa millenaria cattedrale:
conclusa è della luce la parabola,
si fa buio, la tenebra già viene.


wordpress visitors

Scandite in corso d’anno le giornate,
da celebrare senza troppi eccessi,
a dosi scarne, ma erano frequenti
gli anniversari e gli altri accadimenti
nei giorni che ci furono concessi.
Ed era una guantiera di sfogliate,

di ricce e frolle all’ora del ritorno,
il fuoco necessario della festa;
pure senz’altro seguito in quel giorno,
pur nell’estremo degli appuntamenti,
nei perduti, sfocati lineamenti,
nello sbiadito sguardo che ne resta.


wordpress visitors

N’oublie jamais d’où tu viens, n’oublie jamais
che della vita occorse un nonsoché,
di lava e di castagni l’impastarsi,
la chimica che il passo rese breve,
che tolse il fazzoletto alla fortuna,

d’acqua e d’erte il sapiente mescolarsi.
N’oublie jamais che niente fu per caso,
nemmeno tu e ciò che ne consegue,
per fare uno di quiete e di burrasca,
della felice e dell’avversa sorte.


wordpress visitors

C’è la credenza da tempo diffusa,
terreno fertile per l’ignoranza,
che fa della scienza pura opinione,
puro argomento di discussione…
“Bene la scienza, ma andiamoci piano!
Il clima del globo non deve turbare,
è fluttuazione di madre natura;
è giallo, non bianco, lo zucchero sano;
se raffinata, la farina è letale;
le scie c’irrorano l’atmosfera
di droghe fatte per condizionare;
con il limone debelli il tumore;
con l’acqua scossa è sicura la cura;
vaccini – attenti! – son peggio del male;
è piatta la terra e l’asino vola…”.
Insomma, il catalogo del complotto
senza discernere il crudo dal cotto.
– “La voce al popolo!” – la tiritera
per dare spazio al pensiero globale,

e via a spararsi la bella figura,
cazzata libera da mane a sera.
Così s’attenta al mio buonumore,
– hai voglia di dire, di far ragionare! –
non sono credibile, faccio rumore,
la scienza diventa uno sfogo di panza!
A volte perfino dai libri di scuola
capisco ch’è meglio la scienza infusa,
ovvero la scienza del supponente,
al quale non manca la presunzione
che il libero arbitrio sia carta vincente,
che ad esso sempre si debba adeguare
l’uomo evoluto, l’homo sapiente,
– un luogo comune da sconfessare –
sapiente è di tutto, non è da niente
in questo eccellere, nell’ignorare!
In promemoria, tenerlo a mente:
ridefiniamolo l’homo saccente.


wordpress visitors

La metto in spiccioli, la faccio banale,
non sembri eretico quel che vi dico,
la somiglianza mi pare essenziale:
tra il filologico e lo scientifico
v’è un filo logico fondamentale.

Sia messa in prosa oppure mirica,
se la parola deriva dall’etimo
– per ogni lemma la forma più antica –,
per decifrare del pari un fenomeno
fisica o chimica ci vuol che lo dica.


wordpress visitors

Ti do il narciso scrigno del sereno,
bulbo sottratto all’impeto dell’onde,
la luce che fu tolta dalla rena,
spuntata tra le piante all’improvviso.
D’ogni sua gemma il fiore corrisponde
con l’ultimo incurvarsi dell’ellissi,

che fa la vita luogo di distanze
dai fuochi che per tutti sono fissi,
– per tutti certo non un’altalena –
inizio e compimento di speranze.
Ti do il narciso figlio del Tirreno,
germoglio di salsedine ed abissi,
selvatichezza e canto di sirena,
a cui fu tolto il sole del suo viso.


wordpress visitors

Parigi è qui davanti, tutta a nord,
dov’abitava un giorno nostra figlia,
dov’era un tempo pure la Bastiglia,
però a Choisy c’incontri Alain Delon,
che s’aggira nei pressi del mercato,
la folla dei dì santi e giovedì,
con una borsa rosa, ed ingrassato.
Parigi, tanti addii, tanti ritorni,
tutti da te, nel segno del congedo,

174 Avenue de Choisy

ed il venturo seme un dì piantato,
cioé il futuro che solo io rivedo,
che niente sa dell’acca ch’è passato,
che qui lasciasti adulti alcuni sogni.
Parigi, il cielo è quel che guardo a volte
– il vespero è un indugio prolungato –,
mi chiedo se conosci quel che so,
le cose che rimasero irrisolte.


wordpress visitors

omaggio a ee cummings

In fondo non andò proprio così,
se più non sento i tuoi capelli sciolti,
non la tua mano che cerca la mia,
non i bisbigli del tuo lasciarti andare,
se non ti trovo più per farti amare.
Se l’abbandono non posso avvertire,

se mille parole non valgono a dire
ciò che diceva la tua ritrosia,
s’è troppo aspettarsi che tu le ascolti,
in fondo non andò proprio così.
Sarei felice con una cosa sola,
se del mio cuore mi mandi una parola.