a Camilla Scala
Rimase senza dita il cuore. Dopo
Tre stagioni glielo dissero le gemme
Dell’inverno che pure al logoro spartito
Rigide di gelo stavano le note, attanagliate
Dalla galaverna. Lo spiegarono i fiori:
Era già il tempo di nuovi turbamenti,
Di rinverdir la speme alle corde dell’arpa,
Che la misura stretta tenne dell’arcano
E spazio grande diede alle parole e ai sensi.
Ma rimediar non seppe la scienza dei dottori:
Scovarono alambicchi e semplici alchimie
E in allegato alcune cose senza senso,
Che indifferentemente diconsi poesie.
21 gennaio 2012
Spes ultima dea
Posted by raffrag under friends, thoughts | Tag: Castellammare di Stabia, finis terrae, mitologia, poetry, precarietà, silenzio |[3] Comments
23 gennaio 2012 at 9:44 am
molto bella rafè, un cant’antico invernale…
23 gennaio 2012 at 3:35 pm
valeva la pena aspettare che ne scrivessi una tutta per me… grazie
23 gennaio 2012 at 4:42 pm
Bellissima Raffaele, profondamente e malinconicamente dolce