Oggi ritorno sul tema della camorra a Castellammare di Stabia. Pur vivendo altrove, mi ci reco spesso tuttora, perché è la città in cui sono nato, e la mia attuale residenza non è molto distante da essa. Il mio precedente post del 25 marzo di quest’anno si concludeva stigmatizzando le parole del sindaco, il quale, dopo l’omicidio di un consigliere comunale del Partito Democratico, aveva affermato in un’intervista, con le lacrime agli occhi, che Castellammare aveva fatto un cammino straordinario per riprendersi, pur dovendo sempre confrontarsi con le attività della camorra.
Personalmente, ho imparato da piccolo che non ci vuole molto per accorgersi della presenza della camorra. Te ne avvedi nella vita di tutti i giorni, quando un ‘parcheggiatore’ ti si avvicina per chiederti la ‘mancia’ ai margini di un parcheggio comunale, in pieno centro, od in prossimità delle aree a libero parcheggio, alle opposte periferie del porto commerciale e del porto turistico. Te ne avvedi quando ti chiedi come mai la strada lungo il marciapiede dell’acqua della Madonna sia occupata da sedie vigilate dagli immancabili ‘parcheggiatori’, allorché i chioschi che lo costellano, un tempo abusivi, effettuano la loro apertura stagionale. Te ne rendi conto quando, al limitare di un parcheggio comunale, presso una statua della Madonna, posta ’stranamente’, eppure lecitamente, lì, a ridosso del passaggio delle auto, si addensano piante, sedie, e talora panchine, invadendo la strada. Lo sai, e sei stato educato a tollerare, che la base della piramide camorristica è in genere occupata dalla bassa manovalanza dedita alle ‘piccole’ illegalità.
Non vedrai mai un vigile in quei luoghi, mai le forze dell’ordine, se non in coincidenza delle grandi occasioni o di qualche ‘accidentale’ omicidio, quando, come per magia, si intensificano i controlli. Anzi, spesso vi scorgerai gli ausiliari del traffico intrattenersi amabilmente in chiacchiere con i ‘parcheggiatori’. E allora, quando leggi che uno dei killer del consigliere comunale era iscritto al Partito Democratico, lo stesso partito che sostiene il sindaco, tiri le somme e capisci cosa volesse forse dire quest’ultimo nella sua disperata intervista. E ti chiedi anche perché mai qualcuno vada predicando che è dalle tue piccole trasgressioni alla legge che comincia l’illegalità.

31 Ottobre 2009 at 12:24 pm
Caro Raff, mi dispiace non trovare alcun commento a questo tuo post che trovo tanto bello da poter commentare solo l’ultima frase, quella che racchiude le fondamenta di un vivere civile che non viene più insegnato, né a parole né con i fatti e l’esempio. Si continua a predicare nel deserto sperando che prima o poi nasca un fiore.
31 Ottobre 2009 at 10:42 pm
grazie Raffaele della tua visita al mio post La cura. In verità mi sarebbe piaciuto il tuo intervento, le tue parole. perchè trovo molto da riflettere sulle tue osservazioni… penso magari di esagerare nel volerti sempre coinvolgere, so del tuo impegno già qui, nel tuo blog.
Ieri sera ho visto il riassunto lucarelliano a blu notte sulla camorra. E precedente sulla mafia…
Che dire? per quanto ne sia informata, c’è sempre qualche particolare che aggiunge orrore. Pare in qualche modo sempre nuovo ciò che ne risulta. La testimonianza dei pentiti, per esempio.
Non riesco ad afferrare come ad un certo punto ci si renda conto, si rigetti lo schifo di aver partecipato attivamente per anni, di aver contribuito non solo al sistema economico distorto, ma ad aver ucciso un quantitativo abnorme di persone.
Mi sfugge… così come mi sfugge il meccanismo che si inceppa, lo Stato quasi assente, i volontari votati alla morte che diventano eroi a forza di applicare l’onestà, la coscienza. Eroi poi dimenticati… ma dimenticati o ricordati, non cambia molto. Perchè la loro vita non gli sarà restituita, nè verrà placato il dolore dei cari. aggiungerei davvero uno striscione alle prossime manifestazioni: non vogliamo eroi, non vogliamo sacrifici umani, basta!
Per ottenere questo però mi sa che ci sia un unico modo: affiancare, affollare, replicare milioni di volte, sempre il comportamento di quegli stessi eroi.
in poche parole, stiamo inguaiati…
ti mando un caro saluto,
francesca cenerelli