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Sulmona, oltre che per i confetti, di cui ho detto altrove, è famosa per le sue acque, grazie ai versi che Ovidio ha dedicato ad essa nella decima elegia del quarto libro delle Tristia: “Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis, milia qui novies distat ab Urbe decem” (La mia patria è Sulmona, ricchissima di gelide acque, che dista novanta miglia da Roma). A Castellammare di Stabia, l’antica Stabiae, vuoi perché non ha dato i natali ad un siffatto cantore, vuoi perché è più nota per essere scenario ininterrotto di gesta di camorra, non è toccata una simile ventura. Eppure, è lungo l’elenco degli illustri personaggi che hanno scritto delle sue acque medicamentose. Valga per tutti Plinio il Vecchio. Egli, nella sua Naturalis historia, racconta che nel territorio di Stabiae c’è un’acqua chiamata dimidia, che è facile identificare con l’attuale acqua Media. L’abbondanza dell’acque, che vi pervengono dal ventre del monte Faito, è tale che dalle fontanine pubbliche, e persino dai rubinetti di qualche fortunato residente, sgorga l’acqua della Madonna, la cui fama ha oltrepassato l’oceano. L’ho vista, infatti, in vendita, ad un prezzo elevatissimo, imbottigliata in appariscenti quanto improbabili contenitori blu oltremare, da Trader Joe’s ad Emeryville, in California. Ma la tradizione delle acque pubbliche a Castellammare è consolidata. Nei pressi della Madonna di Porto Salvo la fonte principale dell’acqua della Madonna si versa copiosa a mare, e lì si concentrano i suoi estimatori. Purtroppo, vi si concentrano anche i borseggiatori della zona, che agiscono indisturbati mentre gli avventori attingono alla fonte, arrivando a minacciare chi mette le ignare vittime sull’avviso. Lì vicino c’è Fontana Grande, ove confluiscono le acque dell’acquedotto locale. E’ stata di recente rammodernata, e dalle numerose cannelle di un banco è possibile attingere l’acqua Ferrata, ricca di sali di ferro. In orario mattutino, le Antiche Terme, le cui vicinanze sono in permanenza intrise del caratteristico odore del gas che emana dalle acque solfuree, sono aperte per consentire ai residenti il prelievo gratuito delle molteplici qualità di acque minerali. Ricordo, nei pressi della stazione della Circumvesuviana, una storica banca dell’acqua, dove l’acquaiuolo versava agli acquirenti le acque che aveva raccolto al mattino in enormi damigiane, dopo avervele trasportate su un carro trainato da un cavallo. E poi, che dire della miriade di affioramenti solfurei che punteggiano la costiera tra Castellammare e Vico Equense? Insomma, mi fermo qui, per non cedere ad eccessi campanilistici. Non prima, però di avervi introdotto all’acqua Acetosella, il cui sapore naturale risente di una leggera vena di anidride carbonica. Che io sappia, è rimasta la sola ad essere imbottigliata. L’etichetta la denomina, con creatività napoletana, acqua minerale a km 0, specificando in nota per gli Stabiesi, una qualità che forse rispecchia i temi ambientali cari all’ideatore e che estenderei a tutte le acque di Castellammare. Almeno per quelli che vivono in zona.

acetosella