Leggo oggi che, nel maxiemendamento al decreto sulla manovra economica, il governo prevede nuovi tagli alla sanità. Non è mia intenzione criticare l’operazione, visto che non l’ho fatto nemmeno con quella precedente del governo precedente. Parto dal presupposto che, se tagli si prevedono, un deficit ci sarà. Vorrei, invece, sottolineare che questa storia del deficit della sanità pubblica è ormai ricorrente da trent’anni, a occhio e croce. E, in trent’anni, i nostri politici ne hanno escogitate di soluzioni (leggi tagli), ma senza risultato. Direi che questo è il sintomo di una malattia cronica che affligge il nostro SSN. Ma perché proprio trent’anni, e non quaranta o venti o dieci? Basta la storia a spiegarlo, la storia di come il nostro sistema assistenziale si sia evoluto dalla logica degli enti mutualistici al suo assetto attuale. Trent’anni di leggi, decreti, circolari, provvedimenti, durante i quali il deficit ha assunto la connotazione dell’endemìa. E nessuno si è mai posto il problema che il problema potrebbe consistere proprio nel cambio d’assetto di cui sono state gettate le basi trent’anni fa. O meglio, qualcuno se lo sarà posto, ma la risposta è una di quelle verità scomode di cui a nessun politico fa comodo parlare. Salvo mettere in discussione un sistema di cui è ormai sancita la gestione politica con tanto di incarichi, poltrone, consulenze e relativo sottobosco di impieghi anonimi, ma di non minore rilevanza economica, per il gregge dei portatori di voti. Il sistema Mastella, lo chiamerei, con una figura retorica in cui Mastella è la parte per il tutto del sistema dei partiti. In questo contesto, giocano una parte non secondaria alcune delle modifiche ‘strutturali’ introdotte con l’istituto del SSN, ad esempio, i compensi ai medici di base, che da trent’anni sono fissi (un tot per assistito, in regime convenzionale), mentre erano a prestazione al tempo degli enti mutualistici. Con il risultato che i medici di base, sempre gli stessi da trent’anni, sono per lo più liberi professionisti, che spesso esercitano anche in altre strutture private, ai quali è perfino concesso di subappaltare sottocosto la medicina di base ad eterni aspiranti medici di base (i cosiddetti sostituti). Ecco, in un paese normale, prima di parlare di tagli, forse si discuterebbe seriamente di queste cose. Ma, more solito, lo sguardo di TUTTI è volto altrove. Nell’interesse della collettività.
12 Luglio 2008
L’(in)Sanità Pubblica
Posted by raffrag under thoughts | Tag: assistenza, deficit, Mastella, Sanità |[3] Comments
14 Luglio 2008 at 10:11 am
……Buongiorno Raf,
concordo con ciò che hai scritto…..il guaio è,che in Italia…..le cose che non vanno sono talmente tante….tutte concatenate tra loro……se si scoperchiasse la pentola….ci sarebbe il crollo!
Ciao D.
14 Luglio 2008 at 4:48 pm
La sanità pubblica è qualcosa che trascende il ridicolo. Ho dei famigliari che lavorano in questo settore e perciò ne sento di cotte e di crude nel quotidiano. Rispecchia fedelmente la realtà italiana, reparti affollati di personale nullafacente, macchinari obsoleti, mutua (fino ad oggi) usata come ferie, e tante altre porcate. Poi casualmente una ragazza ti muore per appendicite, una persona ti muore in sala d’aspetto, un equipe di medici praticano interventi per “arrotondare” anche se sono inutili e via via tutti i vergognosi fatti di cronaca.
24 Settembre 2008 at 7:22 pm
[...] Sanità In tema di sanità, ho già scritto alcune cose. Per una ripassata, vi invito a leggere L’(in)Sanità pubblica e Un po’ di conti (o della BSR). Oggi metto altra carne [per (s)fortuna, non manca mai] a [...]